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Chiudiamo la settimana del Blog di Galatea con un interessante paronamica statistica sullo stato di salute della pubblicità Web, che pare stare veramente bene.

pubbliità online pwc

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Parola di Agatha Christie. E visto che noi dei grandi romanzieri ci fidiamo sempre, ci sembra giusto dedicare un post allo stato di salute della pubblicità online, visto che recentemente sono stati diffusi diversi dati interessanti sul tema.

Partiamo dall’Italia e dall’indagine Nielsen, secondo cui la raccolta pubblicitaria complessiva sul web in Italia supererà nel 2015 i 2 miliardi, più precisamente 2,1 miliardi di euro (+1,7 punti percentuali rispetto al 2014). La stima proviene dalla consueta survey annuale condotta su un campione rappresentativo del mercato italiano della pubblicità di circa 800 aziende investitrici.

In dettaglio -si legge nel report- oltre i 2/3 dell’investimento nel digital si dividono tra i segmenti display (banner) e search (parole chiave sponsorizzate sui motori di ricerca). Entrambi questi web channel registrano una quota in leggera diminuzione nel 2015 rispetto allo scorso anno, in favore del video e del social advertising che, secondo le stime, arriveranno a coprire rispettivamente il 17% e l’11% di quota sul totale degli investimenti online.

A livello di crescita del valore dell’investimento per il 2015, video e social registrano incrementi a due cifre, rispettivamente del +16% e +46%. Per quanto riguarda i settori, quello della distribuzione e quello delle automobili destinano al digital advertising le quote più elevate rispetto alla media del mercato, rispettivamente 53% e 41%, seppur con differenze al loro interno in termini di canali web: nel primo caso, il 70% del budget è rivolto a display e directories, per l’Automotive questa stessa porzione di budget è investita in search e video.

Un ultimo dato interessante, infine, riguarda il mobile, su cui si concentra circa il 25% degli investimenti, ed il mondo app, con circa la metà delle aziende intervistate che dichiara di aver sviluppato un’applicazione per il proprio business.

Ma da dove viene questa crescita?
Stando al rapporto dell’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Agcom, il valore della pubblicità online negli ultimi cinque anni (2009-2014) è quasi raddoppiato, segnando una crescita del 98%.

E nel frattempo cosa è successo nel mondo della carta stampata?
Secondo l’Asig (associazione degli stampatori di giornali), negli ultimi sei anni i quotidiani hanno perso un miliardo di pubblicità, passando dagli 1,8 miliardi raccolti del 2008 agli 810 milioni del 2014 (circa il 15% del totale del mercato pubblicitario italiano).

E il futuro?
In mancanza di predizioni qualificate, di visioni magiche od esoteriche, possiamo però porre una sufficiente dose di fiducia nell’Outlook sul Global Entertainment Media della nota società di consulenza PwC. Essa prevede  il sorpasso della pubblicità online su quella televisiva negli Stati Uniti a partire dal 2019.
L’eAdvertising, infatti,che nel 2014 ha generato 49,45 miliardi di dollari di ricavi negli USA, entro il 2019 salirà fino a 83,89 miliardi. La pubblicità televisiva, invece, crescerà a ritmi più contenuti, passando da 69,2 miliardi a 81,05 miliardi di dollari.

Responsabile principale di tale sorpasso sarà la crescita del mobilesempre più utilizzato dagli utenti per navigare in Internet. Questo cambiamento nelle abitudini di fruizione determinerà anche uno spostamento degli investimenti da parte degli advertiser. In dettaglio, la raccolta pubblicitaria sui dispositivi mobili passerà dai 640 milioni di dollari del 2010 a 38,85 miliardi nel 2019.

Se, come spesso è accaduto in passato, queste tendenze generali in fatto di “dieta mediale” si verificheranno anche nel nostro Paese, magari con alcuni anni di ritardo, sarebbe importante che il mercato -aziende, agenzie, media- non si facesse trovare impreparato, ma sapesse invece riorganizzarsi velocemente per valorizzare al meglio questi nuovi imminenti contesti.

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